4 giugno 2005
Una giornata tolkieniana nel cuore di Roma


Ingresso gratuito

 

Mattinata sugli Ered Mihtrin: Langwell e Greyling
h 10.00 Apertura della manifestazione ed inaugurazione dell'esposizione artistica
h 10.30 Sala Anfiteatro: Raffaella Benvenuto, Lorenzo Gammarelli e Alberto Ladavas - Presentazione dell'edizione italiana di di The Road to Middle-Earth, di Tom Shippey
h11.30 Sala Anfiteatro: Giovanni Agnoloni - La Terra di Mezzo come dimensione nascosta della realtà


Pomeriggio nel Bosco d'Oro: Celebrant e Nimrodel
h 15.00 Sala Anfiteatro: Orsetta Innocenti - There will always be an England: Il Signore degli Anelli tra britishness e romance
h 16.00 Sala Anfiteatro: Raffaella Benvenuto - Tolkien e il Kalevala
   
La sera ed il viaggio verso gli Argonath
h 18.00 Sala Anfiteatro: Letture recitate
I Lettori interpretano un walkthrough Il Signore degli Anelli: L'ombra del passato, Il Consiglio di Elrond, La Porta di Moria, Lo Specchio di Galadriel, La Bocca di Sauron, Sam e Frodo alla fine di ogni cosa.
h 20.00 Chiusura della manifestazione
   

Per tutta la durata dell'evento, nella Sala del Triclinio attigua al teatro saranno esposte opere artistiche di Simona Calavetta, Enrica Paresce, Linda Sartini, Cinzia Zonta e Marina Sussa, ispirate al mondo di Tolkien e si potranno acquistare oggetti di artigianato. 

Scarica il programma in formato pdf nella sezione download.


"Perché un uomo dovrebbe essere disprezzato se, trovandosi in carcere, cerca di uscirne e di tornare a casa? Oppure, se non lo può fare, se pensa e parla di argomenti diversi che non siano carcerieri e mura di prigione? Il mondo esterno non è diventato meno reale per il fatto che il prigioniero non lo può vedere. Usando Evasione in questo senso, i critici hanno scelto la parola sbagliata e, ciò che più importa, confondono, non sempre in buona fede, l'Evasione del Prigioniero con la Fuga del Disertore."

A oltre trent'anni dalla morte, l'opera di JRR Tolkien continua ad affascinare migliaia di persone d'ogni età e provenienza. Le motivazioni di questa attrazione sono riassunte probabilmente dalla citazione dell'inizio, ancora oggi così attuale. Al contrario di quanto spesso si afferma, l'interesse per il meraviglioso e il fantastico non costituisce una fuga dalla realtà, ma un modo di riprendere contatto con aspetti necessari della nostra vita, che la società moderna aveva accantonato. Negli ultimi anni la figura di Tolkien è tornata prepotentemente alla ribalta grazie al successo planetario della trilogia cinematografica di Peter Jackson, ma a questo ritorno non sempre è corrisposta un'offerta culturale qualitativamente valida. Al contrario del resto del mondo, dove il professore di Oxford è oggetto di corsi universitari, tesi di laurea e convegni internazionali, nel nostro paese si è perpetuato lo stereotipo dello scrittore di genere, relegato in ambiti prevalentemente amatoriali. Le rive dell'Anduin, il prossimo 4 giugno a Roma, si pone invece lo scopo di inaugurare in Italia una nuova stagione di studi tolkieniani degni di tale nome, lontano dal clamore mediatico e da strumentalizzazioni di ogni tipo, per analizzare l'opera dell'autore nella sua vera essenza, la forza di una narrazione che libera la fantasia verso l'immaginario, rinnovandosi quando si legge il libro, come se fosse la prima volta.

 

Le Conferenze

 

 - Raffaella Benvenuto, Lorenzo Gammarelli e Alberto Ladavas - La traduzione italiana di The Road to Middle-Earth di Tom Shippey
La vicenda della traduzione italiana, The Road to Middle-earth, il seminale volume dedicato dal filologo
Tom Shippey all’opera del suo maestro JRR Tolkien, è un esempio illuminante di come un progetto nato per passione, quasi per gioco, possa con il tempo e con la volontà giungere a buon fine. Verso la fine del 2003, un gruppo di appassionati tolkieniani che già da tempo frequentavano il Newsgroup di Usenet it.fan.scrittori.tolkien decise di cimentarsi in un’impresa che, vista dall’esterno, poteva sembrare quasi una follia. E’ vero che in Italia esisteva già il precedente della traduzione dell’altro volume di Shippey, il più recente Author of the Century, portata avanti da un altro gruppo di appassionati e pubblicata dalla Simonelli proprio in quel periodo. D’altra parte, è anche vero che The Road to Middle-earth, pubblicato per la prima volta nel 1982 e successivamente riveduto altre due volte (l’ultima edizione, quella utilizzata per la traduzione italiana, è del 2003 con un’aggiunta del 2005), è un testo di ben maggiore complessità e difficoltà di lettura, soprattutto da parte di coloro che non possiedono a monte solide conoscenze di letteratura e filologia inglese. Le difficoltà affrontate dal gruppo di traduttori, supportati dal loro entusiasmo ma spesso alle prese con problemi di ogni genere, sono state numerose, ma alla fine si sono rivelate niente affatto insormontabili. Il lavoro è durato oltre un anno e mezzo ed è stato estremamente impegnativo, soprattutto per coloro che si sono successivamente trovati a dover rivedere le varie traduzioni e ad uniformare i testi prima della pubblicazione. Tuttavia, l’impresa è giunta ormai al termine con successo, coronato anche dalla presenza di un’introduzione scritta appositamente da Shippey per il pubblico italiano. In questa presentazione, i tre revisori dell’opera ripercorreranno tutte le tappe del progetto e cercheranno di trasmettere al pubblico il loro entusiasmo per questo testo fondamentale della critica tolkieniana, che si spera riesca a dare un nuovo impulso agli studi sul Professore nel nostro Paese.
Sala Anfiteatro, h 10.30

 - Giovanni Agnoloni - La Terra di Mezzo come dimensione nascosta della realtà.
Parlare di fantastico oggi significa porsi un problema che ha attraversato la storia e toccato i più diversi generi artistici, ma che è sempre di grande attualità. Nella letteratura, in particolare, significa affrontare, più che un genere, un approccio alla realtà, capace di coinvolgere sia autori che hanno parlato di mondi inesistenti, sia scrittori e poeti che hanno descritto il mondo reale. Tolkien è l’emblema di una particolarissima espressione del fantastico: il fantasy, di cui il suo romanzo più noto, Il signore degli anelli, è l’espressione più cristallina. Qui egli ci ha forse offerto il massimo esempio moderno di creazione di un universo parallelo. La sua Terra di Mezzo è però un mondo così vivo nella sua bellezza superficiale da ricollegarsi intuitivamente a tanti paesaggi della terra reale, e così profondo nei valori a cui si richiama da ricongiungersi alla grande lezione etica ed artistica dei classici. L’opera di Tolkien si pone dunque come autentica cartina tornasole della storia letteraria passata e contemporanea. Parlando di cose appartenenti ad una dimensione immaginaria, egli ha infatti saputo sollecitare stati percettivi ed emotivi così puri da renderlo meritevole di un confronto diretto con maestri come Omero, Virgilio, Dante, Ariosto e altri ancora, dei quali ha come confermato la profonda attualità. Non solo, ma, spingendo i lettori ad immergersi in paesaggi che non esistono, in realtà li ha rieducati ad apprezzare la bellezza rasserenante del mondo in cui realmente vivono. Per questa ragione, nel cono di luce lasciato dal suo capolavoro, possiamo trovare una nuova chiave interpretativa anche per tanti autori della contemporaneità – da Gabriel García Márquez a José Saramago, da Hermann Hesse a Joseph O’Connor ed anduin.altervista.org altri ancora –, che hanno rappresentato la terra in cui viviamo con una sensibilità creativa invero simile a quella tolkieniana. Pur nell’indubbia diversità di generi, esiste infatti un comune approccio alla vita, basato sulla capacità di sottolineare il sottile incanto delle cose quotidiane, sul reinventarle con colori, odori e suoni più vivi, in una sorta di risveglio dell’anima, che riprende contatto con percezioni obliate nel tempo. In questo senso, si può definire la Terra di Mezzo come dimensione nascosta della realtà, coacervo ordinato di percezioni ed emozioni che hanno nell’energia il loro catalizzatore, e nella natura il loro seno naturale. È la vita stessa, dunque – e la letteratura che ne è specchio –, a dimostrare la profonda valenza rigenerante (e, almeno potenzialmente, terapeutica) del fantasy.
Sala Anfiteatro, h 11.30

 - Orsetta Innocenti - There will always be an England: Il Signore degli Anelli tra britishness e romance.
Lo straordinario e peculiare sistema romanzesco ideato da Tolkien con Il signore degli anelli propone al suo interno una serie di motivi che contribuiscono a costruire quell’universo divenuto uno degli elementi caratterizzanti di un genere (il fantasy) a un tempo originario e completamente nuovo. Proprio l’incredibile successo del modello tolkieniano come ‘capostitipite’ di un’intera serie di libri e di scritture ha però contributo paradossalmente a lasciare in secondo piano la natura intrinsecamente idiosincratica del mondo voluto dallo scrittore inglese. In altre parole, cioè, se la vulgata fantasy che ha accompagnato il successo del romanzo e di tutte le sue successive ‘riscritture’ ha saputo indubbiamente individuare alcuni elementi decisivi (lo scontro bene/male, la creazione di un sistema di valori, l’idea dello scontro fondativo di civiltà che sta alla base di una nuova epica), è però vero che un po’ troppo spesso una lettura di questo genere rischia di lasciare in secondo piano alcuni elementi necessari per comprendere il senso profondo della scommessa di Tolkien. In questa prospettiva, la scelta di attingere al romance come modo in grado di rivitalizzare – ‘a tavolino’, e in maniera dichiaratamente erudita – un’intera tradizione deve essere analizzata alla luce della profonda britishness che pervade il testo. Scopo dell’intervento è quindi indagare la singolare interazione tra britishness e modo romanzesco così come viene costruita all’interno del meccanismo narrativo di Tolkien, attraverso l’analisi specifica di una sezione troppo spesso trascurata del romanzo, quella del ritorno alla Contea che, viceversa, correttamente interpretata, ci fornisce una chiave di lettura diversa (e più problematica) dell’intero libro.
Sala Anfiteatro, h 15.00

 - Raffaella Benvenuto - Tolkien e il Kalevala.
Nel 1911, ancora adolescente, durante l’ultimo semestre alla King Edward’s School di Birmingham, JRR Tolkien scoprì il Kalevala, il poema nazionale finlandese raccolto e pubblicato da Elias Lönnrot nel 1849. Non sarebbe azzardato dire che questo incontro casuale sia stata la molla che spinse il futuro professore di Oxford a creare un’intera mitologia, allo scopo di dare alla sua amata Inghilterra ciò che aveva perduto nel corso dei secoli e che Lönnrot aveva restituito alla Finlandia con la sua opera monumentale.
Dopo aver toccato brevemente la storia del poema e le sue principali caratteristiche (metrica, tematiche, motivi e personaggi), l'intervento passa poi ad esaminare in dettaglio alcuni degli elementi presenti nel Kalevala che maggiormente hanno influenzato la produzione di Tolkien, in particolar modo il Silmarillion, ma anche il Signore degli Anelli – senza ovviamente trascurare l’impronta fondamentale della lingua finlandese sulla creazione e lo sviluppo della lingua degli Alti Elfi, il Quenya.

Sala Anfiteatro, h 16.00

Scarica l'abstract (formato pdf) e le registrazioni audio (mp3) delle conferenze nella sezione Download .
Saranno presto disponibili gli atti
(formato pdf) .
Nella Galleria fotografica sono raccolte le foto dell'evento.

 

Le letture recitate

Attraverso sei brani tratti da Il Signore degli Anelli, il gruppo dei Lettori segue il percorso dell'anello, dalla confusa atmosfera di leggenda, superstizione ed incredulità in L'ombra del Passato a La Fine di ogni cosa.

«La conversazione al Drago Verde di Lungacque, una sera di primavera del cinquantesimo anno di Frodo, mostrò che persino nel cuore della pacifica Contea giungevano remote notizie, che però la maggior parte degli Hobbit non prendeva sul serio. Sam Gamgee sedeva in un angolo vicino al fuoco, e di fronte a lui stava Ted Sabbioso, figlio del mugnaio; parecchi altri Hobbit campagnoli ascoltavano con attenzione la loro conversazione...»
(J.R.R.Tolkien, Il Signore degli Anelli, Libro I - Capitolo II, "L'Ombra del Passato")

Scarica in formato pdf la brochure delle letture nella sezione download.
Nella Galleria fotografica sono raccolte le foto dello spettacolo.
Sarà presto disponibile la registrazione video delle letture.
 

 

Esposizione d'arte figurativa

«Rappresentare Tolkien, una vicenda, un personaggio, una scena o una poesia, può sembrare semplice. La potenza espressiva del suo linguaggio e, spesso, la puntualità del suo descrivere, possono rendere un'immagine tanto vivida da richiedere solo una mano ferma ed una pronta tecnica per essere fissate nella materia. Tuttavia illustrare non è solo questo.

«Luthien was the most beautiful of all the children of Illuvatar. Blue was her raiment as the unclouded heaven, but her eyes were grey as the starlit evening; her mantle was sewn with golden flowers, but her hair was dark as the shadows of twilight. As the light upon the leaves of tree, as the voice of clear waters, as the stars above the mists of the world, such was her glory and her loveliness; and in her face was a shining light.»
(J.R.R.Tolkien, The Silmarillion – Chapter 19, Of Beren and Luthien)
 

«Over the lip of the little dell, on the side away from the hill, they felt, rather than saw, a shadow rise, one shadow or more than one. They strained their eyes, and the shadows seemed to grow. Soon there could be no doubt: three or four tall black figures were standing there on the slope, looking down on them. So black were they that they seemed like black holes in the deep shade behind them.»
(J.R.R.Tolkien, The Lord of the Rings, Book I - Chapter 11, a Knife in the dark)

Se la chioma di Luthien è tanto visibile nella descrizione di Tolkien, esiste un mondo di sensazioni, di figure e di vicende che scorrono al di sotto del testo e che sono la linfa di un altro tipo di illustrazione. Ciò che differenzia gli artisti dell'esposizione, e che spesso li può dividere nettamente in due categorie, è proprio nella differenza della loro impostazione, nell'essere cantori della chioma di Luthien o interpreti del volto di un nazgul. Chi sa illustrare l'esistente e chi sa interpretare il nascosto è complementare all'altro e, con il testo, fa vibrare la lettura di una nuova visione, perché la ricchezza di Tolkien è tale che la scena, per quanto dettagliatamente sia descritta, sussurra voci diverse a ciascuno di noi.» (C.R.Shelidon, Catalogo della mostra)

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Nella Galleria fotografica sono raccolte le foto dell'esposizione e della mostra-mercato.

 


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